Perché la Banca
d'Italia è fallita
di Marco Saba, 12 marzo 2009
http://studimonetari.org
(Scrivo questo articolo perché
ne prenda visione la commissione voluta dal Ministro dell'Economia
Tremonti, istituita per elaborare e proporre nuove regole da presentare
al G20 di aprile 2009)
Abuso della credulità popolare e appropriazione indebita del
potere d'acquisto, reati contro il patrimonio ed una catena margherita
di frodi ai danni del pubblico sono solo alcune delle
peculiarietà del nostro sistema bancario attuale (1) basato sul
"miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci" che deriva dal
meccanismo truffaldino della riserva frazionaria. Ne ho parlato
diffusamente nei miei libri (2) ed in precedenti articoli (3) ma qui
aggiungerò alcune considerazioni inedite. Il rischio
fondamentale che sta correndo il sistema è che il pubblico si
accorga che sta giocando una partita a poker dove un baro, il sistema
bancario, viene sponsorizzato ad oltranza dallo stato. Questo
trascinerà nel baratro ambedue, lasciando al popolo sovrano le
macerie. Vediamo di ricapitolare, senza ri-capitolare - possibilmente.
Fin dall'inizio nel 1860 la banca centrale, che all'epoca si chiamava
Banca Nazionale, barava nell'emissione delle banconote emettendone
quattro volte la riserva aurea che aveva in deposito. Il rapporto era
quindi uno a quattro e se tutti avessero chiesto la conversione delle
banconote in oro, il sistema sarebbe subito fallito e non ci troveremmo
nella condizione attuale. Invece, grazie ad una serie di artifici ed
alla collusione di alcuni politici e statali, il sistema
prosperò e siamo arrivati ad un rapporto attuale ufficiale di
uno a cinquanta. Questo rapporto si è poi diluito ancor
più col sistema dei derivati, ma per ora limitiamoci al
"cinquantato credito". Un cinquantato credito non più verso una
riserva aurea di cui si è appropriata di fatto la Banca d'Italia
dopo il 1973, alla fine degli accordi Smithsoniani, ma verso la base
monetaria creata dalle monete metalliche statali più le
banconote private della BCE. Spiegherò il sistema illustrando un
grave fraintendimento della criminologia contemporanea: il cosiddetto Schema Ponzi.
Lo "Schema Ponzi rivisitato"
In criminologia si fa riferimento allo Schema Ponzi per indicare una
truffa in cui si raccolgono soldi promettendo dividendi elevati,
dividendi che vengono prelevati direttamente dai nuovi aderenti allo
schema secondo un sistema piramidale. Il sistema crolla quando
finiscono i nuovi arrivati e diventa impossibile pagare ulteriormente i
dividendi. Per questo è essenziale l'immigrazione continua di
nuovi lavoratori, che pagano nuovi contributi, per mantenere in piedi
lo Schema Ponzi del sistema pensionistico italiano, ma questo è
un altro discorso... In realtà Carlo Ponzi negli anni venti del
secolo scorso si era messo semplicemente d'accordo con un banchiere che
praticava la riserva frazionaria, all'epoca al 10%. Ovvero, per ogni
100 dollari che Ponzi versava, il banchiere ne creava novecento e
gliene ritornava 100 per pagare gli interessi. Cinquanta venivano
distribuiti ai partecipanti allo schema e 50 se li teneva Ponzi. Al
banchiere rimanevano 800 da prestare e reincassare, oltre agli
interessi, tramite il "meccanismo del riflusso" - ovvero, incassando le
rate ripagate periodicamente dai prestatari ed appropriandosene,
proprio come fanno ancor oggi le banche. Così si spiega
facilmente perché, anche quando ormai i quotidiani avevano
montato uno scandalo descrivendo però il sistema come, appunto,
uno Schema Ponzi tradizionale,
la società di Ponzi riusciva ancora senza problema a rimborsare
i clienti sia del capitale che degli interessi. Nel "vero" schema
Ponzi, chi ci rimetteva erano le altre banche concorrenti che non
partecipavano allo schema: mancando dei versamenti della moneta-base
della clientela di Ponzi, non potevano innescare l'appropriazione
indebita attraverso la moltiplicazione frazionaria. Bastava che si
mettessero d'accordo tra banche, come fanno oggi attraverso la
partecipazione in Bankitalia, per spartirsi proporzionalmente il
malloppo, e tutto sarebbe andato a meraviglia...o quasi. Fino a quando
cioè, come sta accadendo ora, una gran parte della popolazione
si accorge del trucco. E' proprio perché i criminologi non sanno
del reale funzionamento dello Schema
Ponzi originale che diventa difficile individuare tutti quei
crimini collegati a quel sistema. Per questo i magistrati non capiscono
che le centrali internazionali del clearing interbancario, non sono
altro che delle megalavanderie dei profitti dello "Schema Ponzi
rivisitato". Tutto il denaro del riflusso bancario viene riciclato e
lavato attraverso queste centrali di compensazione, attraverso migliaia
conti "non pubblicati", come nel caso di Clearstream scoperto dal
giornalista francese Denis Robert (4). Senza l'appropriazione indebita
effettuata attraverso la privatizzazione della rendita monetaria,
parecchie belle fortune sarebbero davvero inspiegabili...
Facciamo giustizia
La moneta emessa dalla privata Banca Centrale Europea (BCE) pesca nel
potere d'acquisto di tutta la comunità europea, costretta ad
accettarla perché "a corso legale", in realtà "corso
forzoso". E questo è il primo 100% di valore che si paga in modo
invisibile. Di più, quando lo stato ha bisogno di soldi, emette
titoli di debito AL VALORE NOMINALE della moneta anziché
sostenerne semplicemente le spese di emissione, come invece fa per le
monetine metalliche. La BCE però nel bilancio occulta la rendita
monetaria effettiva mettendola al passivo, sicché il cosiddetto
signoraggio - come inteso da Bankitalia - risulta la differenza tra il
falso passivo ed i titoli più i guadagni realizzati dalla banca
centrale attraverso altre speculazioni e manipolazioni del mercato,
messi all'attivo. La rendita monetaria quindi, illecita soprattutto
perché privata e non incamerata come tassa di stato, viene
chiamata signoraggio e la Banca d'Italia non ha nessuna intenzione di
restituirla (5). Alla luce di quanto è emerso, è triste
notare che il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha
addirittura citato in giudizio il giornalista Ugo Gaudenzi che aveva
osato chiamarlo "criminale". Draghi farebbe bene a ricordarsi le
lezioni del suo professore Federico Caffè, che non era certo a
favore di un sistema truffaldino destinato ad arricchire una
"èlite di nati stanchi" - per non dir di peggio! - negando di
fatto, alla popolazione la redistribuzione della ricchezza. Questa
però la chiamerei meglio: "bancarotta morale". Invece di lottare
disperatamente per rimandare l'inevitabile, consiglio a Draghi un
ravvedimento operoso. Segua l'esempio del Prof. Nino Galloni, altro
allievo di Caffè, e scriva libri per educare i giovani,
piuttosto.
La magistratura in generale non può fornire una soluzione alla
truffa dell'emissione monetaria a doppio debito dei cittadini,
più gli interessi. Lo ha dimostrato una sentenza recente a
sezioni riunite della Cassazione (6). Va anche notato che i magistrati
vengono pagati dalla Tesoreria dello Stato, gestita misteriosamente dal
1907 dalla Banca d'Italia, senza regolare gara d'appalto ma attraverso
un "tacito" rinnovo ventennale... Mi pare evidente che c'è un
pauroso conflitto d'interessi incestuoso per cui codesti magistrati
andrebbero automaticamente esonerati dalle cause che riguardano
cittadini e banche. Per quanto se ne sa, solo il procuratore generale
Bruno Tarquini, ormai a riposo, si è occupato dello scandalo
monetario nel suo libro istruttivo "La banca, la moneta e l'usura - La
Costituzione tradita", ControCorrente Edizioni, 2001. Un questore che
aveva avviato una causa giudiziaria in merito, Arrigo Molinari, venne
assassinato a coltellate poco prima della convocazione in Tribunale (27
settembre 2005)... La polizia europea antifrode - OLAF - se ne è
lavata le mani nel 2005 (7). Lo stato occulta la piena
verità sulle politiche monetarie attraverso il segreto di stato
imposto per legge (8), in barba alla cosiddetta "trasparenza". Il nuovo
statuto regionale federale lombardo (9) addirittura, travalicando le
intenzioni della Costituzione nell'articolo sul referendum abrogativo,
all'art. 50 paragrafo 2 recita: Non è ammessa l’iniziativa
popolare in materia statutaria, elettorale, finanziaria, tributaria, di
bilancio, di ratifica di accordi con Stati esteri e di intese con enti
territoriali interni ad altro Stato o con altre Regioni.
Siamo quindi in un vuoto che potrà essere colmato attualmente
solo attraverso l'istituzione di uno strumento quasi-monetario pubblico
(10), e/o attraverso l'istituzione di giurie popolari, come nel caso
della Corte d'Assise Speciale che giudicò i gerarchi fascisti
nel dopoguerra, che facciano emergere i reati facendo piena luce (11),
o, in caso estremo, attraverso l'insorgenza e la rivoluzione, come
nell'America del 1776. Da notare, per finire, che la situazione del
debito italiana è simile a quella della Francia del 1780, dove
più della metà delle entrate andavano a servire il debito
pubblico. Fu un fattore scatenante della rivoluzione francese del
1789...
A voi la scelta.
Note:
1) Per capire bene la somma di
illegalità e mostruosità giuridiche nella gestione
attuale del sistema del credito, dal
punto di vista del diritto romano, è necessario ed
opportuno leggere il testo del Prof. Jesus Huerta De Soto "Money, Bank Credit, and Economic Cycles".
liberamente scaricabile da internet:
http://mises.org/books/desoto.pdf
2) "Bankenstein", ed. Nexus
(2006), e "O la banca o la vita",
Arianna Editrice (2008).
3) L'ultimo è "Salvataggio bancario, un brutto scherzo
goliardico", Rinascita, 5 marzo 2009.
4) "Soldi - Il libro nero della
finanza internazionale", di Denis Robert e Ernest Backes,
Nuovi Mondi Media, 2004
5) Scrive la Banca d'Italia sul suo sito, in data 2 agosto 2006, ovvero
sotto al governatorato di Mario Draghi: "Alla luce delle superiori considerazioni questo Istituto respingerà
ogni ulteriore richiesta di pagamento di quote del reddito da
signoraggio e far valere la decisione delle Sezioni Unite in
ogni procedimento giurisdizionale allo stato pendente o che in futuro
dovesse essere instaurato nei suoi confronti."
http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/signoraggio_ss_uu_comunicazione.pdf
6) Cass., sez. I, 21 giugno 2002, n. 9080 e Cass.16751/06, 21 luglio
2006.
7) Polizia Europea Antifrode OLAF:
Non siamo competenti per indagini
relative a presunte frodi connesse al fenomeno del cosiddetto
"signoraggio" - 9 settembre 2005
http://studimonetari.org/articoli/olafesignoraggio.html
8) Il decreto n. 561 del 13 ottobre 1995, pubblicato sulla "Gazzetta
Ufficiale" n. 302 del 29 dicembre 1995.
9) http://www.parlamentiregionali.it/dbdata/documenti/%5B482bef087b02c%5Dlombardia_14.05.08_IIlettura.pdf
10) Come proposto nel disegno di legge regionale sui Buoni Regionali di Solidarietà:
http://studimonetari.org/propostaleggeregionalebrs.pdf
11) Si tratterebbe di giudicare circa 320.000 bancari, evidenziando
quei casi in cui si può dimostrare l'elemento psicologico del reato. I
dirigenti e la direzione strategica delle banche sono quelli che
rischiano di più, assieme ai dipendenti Bankitalia.