[La mafia del signoraggio si riorganizza] Il rischio di super-poteri senza controlli
- di Orazio Carabini, Il Sole 24 Ore, 27/04/2007
La questione è stata discussa a lungo nei lavori preparatori del
dd sulla riforma delle authority. E la domanda che veniva ripetutamente
posta dai politici e dagli esperti era: "Il Saf deve avere funzioni
investigative?". La risposta era inevitabilmente: "No, perché
altrimenti non potrebbe stare nella Banca d'Italia".
Si è arrivati così alla scelta del Governo: con la
soppressione dell'Uic, tutte le sue attuali funzioni saranno trasferite
alla Banca d'Italia. Comprese quelle sull'antiriciclaggio che gli sono
state assegnate alla fine degli anni 80 per un incidente della storia.
Con la liberalizzazione valutaria, infatti, l'Uic si doveva trovare una
missione: si decise allora di sfruttare le sue competenze per
contrastare i fenomeni di riciclaggio.
Che cosa deve fare l'Uic oggi e dovrà fare il Saf domani? Lo
dice il nome che è stato scelto per la struttura: servizio di
analisi finanziaria. Il Saf deve monitorare e segnalare
l'utilizzo
anomalo di certi strumenti, basandosi sul flusso di informazioni che
riceve dalle banche. "Il Saf - spiega un autorevole banchiere - deve
limitarsi a capire qual'è lo schema truffaldino e segnalare che
esistono, per esempio, triangolazioni sospette tra le Cayman,
Montecarlo e l'Italia". Con nomi e cognomi? "La questione è
delicata perché anche le transazioni sospette potrebbero
rivelarsi lecite. E comunque è sbagliato che il Saf parta dai
nomi". Il rischio però è che si utilizzi questa struttura
proprio puntando alle persone, senza avere delle prove, per vedere
"se salta fuori qualche cosa". Può succedere, infatti, che un
procuratore abbia dei sospetti su Mario Rossi: soffiate,
intercettazioni, deposizioni di testimoni. Gli servono delle prove e
chiede all'Uic-Saf di vedere che cosa risulta dai movimenti bancari di
Mario Rossi. Senza dover perdere tempo con le complesse procedure che
permettono ai magistrati di verificare direttamente presso le banche i
conti degli indagati. Qualcuno pensa, o almeno ha pensato, che il Saf
potesse diventare una sorta di Fbi con il vantaggio di essere
inquadrato, sia pure con molta autonomia, dentro la Banca d'Italia. Il
che comporta retribuzioni migliori che in qualsiasi altra struttura
pubblica e, appunto, una maggiore facilità di dialogo con le
banche. Negli altri Paesi europei le strutture equivalenti al Saf non
fanno parte della banca centrale. Sono un'agenzia autonoma o stanno
all'interno di qualche ministero. In Italia la soluzione di lasciare
l'Antiriciclaggio nell'Uic anche dopo il trasferimento alla Banca
d'Italia non ha incontrato obiezioni politiche. La stessa Banca
d'Italia non avrebbe fatto nulla per evitare questa conclusione, anzi.
Soluzioni diverse, come il passaggio alla Guardia di Finanza o la
trasformazione in una sorta di Dia, non sarebbero state gradite. Ed
è facile intuire il perché: le banche non avrebbero certo
fatto i salti di gioia al pensiero di avere nugoli di finanzieri in
giro per i corridoi.
"Perché alla Banca d'Italia? C'è un problema di
dimestichezza, di conoscenza dell'oggetto vigilato - spiega un esperto
che ha partecipato alla stesura del ddl -. Il Saf sarà "vicino"
alla Vigilanza e avrà un'immagine più tranquillizzante
per le banche".